Diario di Viaggio: Via Vandelli;
Pinkteam

” La montagna più alta rimane sempre dentro di noi


Walter Bonatti

TAPPA 1: da Palazzo Ducale di Modena – al Santuario di Piuanello

La prima tappa è piena di emozione, il Palazzo Ducale, in piazza Roma ti rammenta che la strada che si sta per intraprendere era voluta dal Duca che ha trovato in un visionario e geniale Domenico Vandelli il suo uomo di azione.

Dopo essere usciti dalla città ci si immerge nel sentiero che costeggia il Tiepido e morbidamente si sale a Puianello per omaggiare la Madonna del Santuario. Lungo il Tiepido non mancano aree di sosta e anche la possibilità di rinfrescare i piedi (che sono all’antipasto di quello che sarà una abbuffata di km). Se la scarpa non è giusta ahimè lo si scopre dalla prima tappa, come è successo a Cristina che dopo 20 Km ha visto comparire le prime vesciche. Da Torre Maina ci si immerge in un luogo magico: il Luoghetto e lì c’è il primo assaggio di salita che porta in alto i battiti.  A seconda della struttura ricettiva scelta, la prima tappa può, come nel nostro caso, divenire dei 32 km. Ma è solo l’inizio per sperimentare che in gruppo tutto è possibile. Il bello deve ancora venire.

TAPPA 2: da Puianello a Pavullo

La seconda Tappa è partita dalla località La Bizentina, dove si trova l’agriturismo di Giuseppina trionfo di pane, pasta e torte salate fatte in casa, da li ci siamo incamminate con destinazione Pavullo.

E’ questa la tappa dove abbiamo vissuto l’ebrezza di perderci; si perché perdersi fa parte del cammino anche se questo implica qualche km in più per tornare a recuperare la via maestra.

Non abbiamo visto lo svincolo per la salita al Monte Calvario (e verrebbe proprio da dire “nomen omen”) ma una volta recuperata ci siamo goduti per la prima volta dalla partenza l’affaccio su sua maestà il Cimone, il gigante ancora innevato che ci avrebbe accompagnato fin quasi alla fine del cammino.

In questa tappa ci siamo ubriacate del verde dei prati e sono cominciate le discese e le salite.

Il luogo più magico? Il trivio della Vandelli. Li ci siamo sentite “in bolla”.

Gli incontri più sorprendenti? Una signora in auto che riconoscendoci in prossimità dell’attraversamento dell’Estense, verso lo svincolo per Selva si è fermata per farci passare dicendoci “PinkTeam vi seguo” ed infine ARA un cane che a 5 km dall’arrivo ci ha anticipato lungo i prati fino a Pavullo dove , una volta, faticosamente presa e letto il n. di cellulare sulla targhetta, abbiamo chiamato il padrone affinché la venisse a riprendere.

Ah ovviamente ARA è femmina e non ha resisto ad essere parte del PINK TEAM

TAPPA 3: da Pavullo direzione La Santona.

Lasciando alle spalle la brulicante cittadina di Pavullo dove abbiamo fatto incetta, in farmacia, di cerotti e bende per le vesciche nei piedi di alcune di noi, ci siamo incamminate verso l’aeroporto per salire lungo il sentiero che porta al Castello di Montecuccolo.

Durante la sosta vista castello, grazie alla nostra Elisabetta (la referente culturale), sono state ricordate le gesta di Raimondo Montecuccoli, che respinse l’avanzata dei turchi …. che bello poter camminare nel tempo……

Lasciato il Castello ci siamo trovate immerse in un percorso morbido, in lieve discesa che preannunciava una salita …  che dico… una “feroce” salita: quella di Monzone.

Tuttavia, il richiamo irresistibile della magia del Ponte del Diavolo, nonostante il fiato corto ci ha spinte senza indugi dall’inspiegabile monolite che ci ha fatto compagnia durante la pausa pranzo. Ma il meglio doveva ancora venire: gli incontri con le anime belle presenti sulla Vandelli

Milena Zecchini (segnatevi questo nome) una dichiarazione di Sorellanza, Entusiasmo e Accoglienza. Lei abita in una casa che si vede appena usciti dal sentiero che proviene da Ponte del Diavolo e il suo talento è di far sentire speciali ed eroici i viandanti.  

E poi Riccardo Carra, che si sta dedicando al rilancio della bellezza di un territorio quello della Via Vandelli (zona Lama Mocogno) che non ha l’attitudine al maquillage: quella che si dice una bellezza acqua e sapone. Riccardo a parole, raccontandoci le storie della Via Vandelli ci ha sospinto fino a fine tappa dove l’ospitalità di Vittorio della Conca d’Oro ci ha fatto sentire arrivate in famiglia. Riccardo ci ha anche lasciato un importantissimo insegnamento che ci ha sostenuto nei momenti critici: non ti chiedere quanti km mancano alla fine tappa ma piuttosto preoccupati che tutto questo finirà.

What else?

TAPPA 4: da La Santona – a San Pellegrino in Alpe

Questa tappa è incisa nel mio cuore! Si perché la prima parte della tappa fino a Cà Giovannoni è stata la mia riserva di luce, ossigeno, emozioni e pensieri buoni in questo Annus Horribilis.

È in questo tratto che, chiacchierando con Giovanni, amante della Vandelli da tempi non sospetti, è nato il Progetto PinkTeam.

È in questo ambiente che ho sentito come nel cammino di Santiago un’energia forte che penso derivi dalle tante persone che sono passate su questa storica via e dal sogno e dall’impresa davvero ingegnosa ed eroica di Domenico Vandelli a cui, in località Fabbrica, è dedicata una targa commemorativa.

Tra i punti imperdibili c’è passo Cento Croci una terrazza affacciata su due valli, dove si trova una piccola e suggestiva cappella risalente alla metà del 1850. Fermatevi un attimo all’interno e rallentando il respiro raccogliete il vostro sentire e i pensieri sperimenterete quella magia che si chiama “centratura”: Hic et Nunc.

A Fabbrica si trova uno splendido lavatoio d’epoca (Fontana Ducale) e gli edifici splendidamente recuperati ad uso abitativo che ci rammentano l’accoglienza del 700 e la posta dei cavalli. È qua che si può godere dello spettacolo della capanna celtica affacciata sul Cimone.

Su questo tratto sognare non è una opzione è un ESITO della nostra mente.

Vicino alla Fabbrica abbiamo fatto sosta e una piccola lezione sotto il cielo avente come oggetto le relazioni interpersonali e l’ecologia delle stesse.  Relazioni tossiche “go out of my life”!

Ma tappa 4 è stata anche il nostro crisis time.

Una volta immerse nella Selva Romanesca ci siamo trovate a fare i conti con un manto di neve inaspettatamente alto ma soprattutto reso impervio da alberi e rami che non solo hanno rallentato la nostra marcia ma ci hanno messo alla prova quasi quanto un training da navy seals.

La forza, soprattutto verso la fine dove il sentiero era stretto, esposto e davvero impraticabile è derivata dal gruppo e dalla sua coesione derivante dal creare una sorta di cordone umano dove si procedeva per piccoli passi e dove dalla prima all’ultima si trasmettevano i passaggi sopra o sotto gli alberi. Non sono mancati graffi e cadute ma tutte siamo arrivate al passo dove il cartello MODENA lascia il passo al cartello di LUCCA.

Lì abbiamo toccato con mano la formula magica del team: 1+1+1=5. Il gruppo unito è più della somma delle sue parti

Il Rifugio Burigone gestito da Carla Lenzi ha saputo riscaldarci non solo con un formidabile bombardino e ottimo cibo ma con una atmosfera davvero magica.

E anche questa tappa è stata messa in cassaforte al sicuro (del resto dopo tutta la fatica fatta …)

TAPPA 5:  da San Pellegrino in Alpe  –  a Località Villetta – san Romano in Garfagnana (LU)

In questa tappa, a pochi km dalla partenza, abbiamo fatto il bis del perdersi lungo nel cammino, questa volta nel bel mezzo del bosco, ma essendo già mentalmente allenate nonostante un saliscendi impegnativo nessuna di noi si è scomposta.

Il nostro MINDSET cominciava ad essere ben forgiato e pronto a tutto.

Questa tappa fa attraversare diversi borghi belli e suggestivi ma per i miei gusti presenta un po’ troppo asfalto.

La pioggia incessante non ci ha dato tregua.

Per fortuna a Pieve Fosciana la dolce Monia Simonini ci ha deliziato con caffè e bevande calde e ci ha offerto riparo nel suo BAR entusiasmandosi per la nostra avventura ed entrando nello spirito di sorellanza che si è manifestato fin dall’inizio

Castelnuovo in Garfagnana ci ha offerto la Rocca Ariostesca che abbiamo velocemente ammirato e alla quale abbiamo promesso un arrivederci (eh si perché camminare è anche darsi appuntamenti per approfondire la conoscenza di luoghi e persone)

L’uscita da Castelnuovo ci ha fatto penare in quanto per alcuni km ci ha posto su strada e anche in prossimità di zone industriali che dopo l’ubriacatura di verde sono risultate quanto mai indigeste. Ma il cammino, che è la più potente metafora della vita è anche questo ovvero saper attraversare paesaggi sgarbati e poco accoglienti senza mai perdere slancio e tensione verso la meta sapendo che le sorprese, quelle belle, possono essere dietro l’angolo. E per noi così è stato: Pontecosi luogo incantato che nonostante la pioggia e il freddo ci ha letteralmente sequestrato con la bellezza dell’antico ponte sito a fianco del’Oratorio della Madonna del Ponte. Finalmente un’altra dose di “verde”.

In questa tappa è iniziato il filo diretto con la persona che senza dubbio ha fatto la differenza nel nostro “viandare”: Paolo Marcello Simi il Presidente del CAI di Massa che dissuadendoci dal salire al Passo della Tambura per impraticabilità dovuta a neve ci ha organizzato l’exit strategy per portare a termine la Vandelli.

E’ proprio il caso di dire che il nostro tema di lavoro abbandonare per abbondare ha preso forma nell’abbandonare con una certa fatica la tappa Poggio – Passo della Tambura per abbondare in sicurezza.

Ebbene si, mai sottovalutare la montagna e come ci ricordava la nostra manager Martina SAFETY FIRST

Nella Tappa 5 il team ha anche sperimentato la sua forza decidendo di scindersi, l’indomani, temporaneamente per non esporre, alcune persone seriamente acciaccate (caviglia e ginocchia), all’ascesa da Resceto al Nello Conti. È incredibile che questo anziché indebolirci ci abbia quanto mai legato.

E infatti : non è importante la distanza che ti separa se c’è un sogno che ti lega

TAPPA 6: da  Resceto – a Campaniletti (Rifugio Nello Conti)

La giornata è iniziata con l’incontro finalmente di persona con Paolo Marcello Simi e con Gabriele, da noi denominato “la meglio gioventù”, studente in ingegneria, lavoratore e volontario del CAI che ci hanno condotto a Resceto dove inizia l’ascesa al tanto sognato Nello Conti.

Da Resceto al Rifugio incastonato nelle Alpi Apuane ci sono 5,5 km con 1000 mt di dislivello. Il cuore, guadando lassù batte prima ancora di fare un passo.

Ma quello che non si sa è che i battiti accelerano anche guardando giù da ogni tornante che caratterizza questa splendida opera di ingegneria settecentesca.

Non si può descrivere la Grande Bellezza di questo tratto l’unica cosa è percorrerlo e gustarsi i battiti che salgono salendo, i muretti di pietre a secco che sostengono i tornanti e immaginarsi le carrozze che passavano cariche di merci.

In località Le Teste solo i bravi osservatori possono scorgere in una teca appesa a una parete i teschi dei briganti giustiziati per il volere del Duca e per dare un segnalo repressivo senza possibilità di equivoci.

L’arrivo al Nello Conti fa pensare ad una pietra preziosa incastonata tra le vette delle Apuane e il cielo.

La panchina di legno permette di godersi un meritato riposo e di affacciarsi alla finestra più bella quella che in una giornata di sole ti consente di spaziare dalle Alpi fino al mare che si appiglia al cielo.

Poesia allo stato puro.

Nello Conti forever and ever

TAPPA  7 : da Campaniletti (Rifugio Nello Conti) – a Massa Carrara (Palazzo Ducale) e per i puri Finisterre (mare) 

La mattina in cui ci siamo svegliate il Nello Conti era sferzato da pioggia e vento e, forse, questo insieme alla consapevolezza di essere in chiusura del nostro “viandare” ci ha emotivamente toccato. Da un lato, la voglia di giungere a conclusione di questa straordinaria avventura, dall’altra il timore di perdere uno “stato di grazia affaticata” che solo l’esperienza del Cammino ti dona.

Arrivate a Canevara presso la sede del CAI per recuperare alcune cose lasciate per alleggerirci gli zaini durante la salita al Nello, ci siamo incamminate verso Massa. La sensazione era quella di rotolare come se fossimo su un tapis roulant.

L’arrivo a Piazza degli Aranci dove si trova il palazzo Ducale è stato festeggiato dal profumo dei fiori di arancio che ha avuto compassione di noi e del nostro “discutibile” odore, da Paolo Marcello Simi che ci ha omaggiato della sua presenza e Federico un camminatore che ci ha scritto sui social e che ci è venuto a salutare.

Quando a psicologia ho studiato la felicità ho appreso che questa straordinaria emozione ci segnala il conseguimento di un obiettivo , il cosiddetto goal esistenziale …bè in quel momento insieme abbiamo alzato la coppa!

TIRANDO le SOMME:

Quando si sente la fine bisogna piantare un inizio (Alberto Casiraghy)

Noi siamo arrivate in fondo.

Siamo arrivate vista mare

Siamo arrivate insieme anche se siamo partiti da posti diversi non solo geografici anche di carattere, di attitudine e confidenza al camminare.

Adesso siamo solo più pronte di prima a ricominciare.

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